Roma – Il settore suinicolo italiano ed europeo è sotto forte pressione per gli effetti combinati del contesto internazionale e della diffusione della Peste suina, che da oltre quattro anni continua a compromettere la redditività delle aziende, come spiega una nota di Confagricoltura. La malattia limita infatti l’export verso importanti mercati extra UE, tra cui Giappone, Thailandia e Cina, a causa delle restrizioni sanitarie e dell’aumento delle tariffe doganali. Confagricoltura sollecita un’intensificazione dell’azione diplomatica per raggiungere accordi bilaterali basati sul principio della regionalizzazione, già applicato con successo in altri Paesi europei.
Alle difficoltà legate alla Psa si aggiungono gli effetti del conflitto in Medio Oriente, che hanno determinato un incremento dei costi di produzione, in particolare per mangimi, energia, carburanti e servizi. Destano inoltre preoccupazione le nuove disposizioni della direttiva sulle emissioni industriali, ritenute particolarmente penalizzanti per gli allevamenti di minori dimensioni.
Il comparto continua a ridursi: secondo Ismea, gli allevamenti suinicoli italiani sono oggi circa 25mila, con una diminuzione di 5.200 aziende rispetto al 2021, pari a un calo del 17%. Per questo Confagricoltura chiede misure a sostegno della continuità finanziaria delle imprese, attraverso incentivi agli investimenti e contributi per i costi di gestione.
Sul fronte della Psa, la Confederazione giudica positivamente la richiesta del Masaf alla Commissione europea di attivare il Fondo UE di crisi per compensare le perdite subite dalle aziende colpite indirettamente dalle restrizioni sanitarie. Fondamentale, infine, rafforzare la gestione della popolazione di cinghiali selvatici, principale vettore della malattia, attraverso piani di contenimento e maggiori investimenti in biosicurezza, finanziabili anche con i Programmi di Sviluppo Rurale.