Washington (Usa) – I prezzi della carne bovina negli Stati Uniti sono vicini ai massimi storici: la carne macinata costa quasi 7 dollari al chilo. Siccità e mangimi costosi hanno provocato la peggiore carenza di bestiame in 75 anni, si legge su Food Dive, mentre i prezzi elevati degli animali scoraggiano gli allevatori dal ricostruire le mandrie, un processo che richiede dai tre ai cinque anni. Anche grandi produttori come Tyson Foods registrano perdite nel comparto bovino.
Per contenere i prezzi, i legislatori federali puntano il dito contro la forte concentrazione del settore: quattro aziende — Jbs, Cargill, Tyson e National Beef — controllano l’85% della lavorazione. Secondo l’amministrazione, questo dà loro un potere eccessivo. I trasformatori respingono le accuse, sostenendo che la concentrazione ha contribuito per anni a mantenere bassi i costi delle proteine. “Queste aziende hanno ora una capacità senza precedenti di esercitare potere di mercato e influenzare i prezzi pagati per il bestiame — decisamente maggiore rispetto a uno scenario con più concorrenza”, ha dichiarato la segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins durante una conferenza stampa.
Una precedente indagine antitrust sui grandi confezionatori di carne, avviata nel 2020 e proseguita sotto Biden, si è chiusa dopo cinque anni senza risultati. Ora l’amministrazione Trump promette un’azione più rapida e incisiva. Anche il possibile accordo con Agri Stats, accusata di favorire il coordinamento dei prezzi nei settori suino e avicolo condividendo dati sensibili, potrebbe contribuire ad alleviare l’inflazione alimentare.