Roma – Si attenua, ma rimane considerevole, il calo delle vendite di vino italiano fuori dai confini europei. Nel primo trimestre di quest’anno, rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv), il valore delle esportazioni nell’extra-Ue si avvicinano a 1 miliardo di euro (-11%), limitando i danni riscontrati nel bimestre (-16%) grazie a un mese di marzo sostanzialmente stabile (-2,3% a valore e +3,9% a volume). Secondo l’analisi Uiv, a calmierare parte della perdita ci sono forti incrementi della domanda russa, cinese, brasiliana e messicana. Tra i top buyer gli Usa, pur con qualche schiarita, chiudono un trimestre nero (-20,5%) condizionato anche dal frontloading effettuato dagli importatori americani a inizio 2025 in vista dei dazi aggiuntivi.
Secondo il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi: “I dati di mercato che riscontriamo indicano che, in generale, il livello di guardia resta alto e che l’attenzione deve essere massima. L’imperativo, oggi, è misurare le proprie forze per mantenere il più possibile in equilibrio la filiera e continuare a garantire l’alto livello qualitativo oggi unanimemente riconosciuto al vino italiano. In tal senso, apprezziamo le decisioni assunte da alcune denominazioni di ridurre le rese in vista della prossima vendemmia e auspichiamo che questa indicazione possa essere condivisa e promossa anche a livello nazionale”.
Negli Usa, primo mercato al mondo per il vino italiano (quasi 2 miliardi di euro le vendite pre-dazi), una rapida risalita è comunque difficile se si guarda ai consumi reali oltreoceano. Secondo l’Osservatorio Uiv su base SipSource (piattaforma che misura le merci della distribuzione dirette verso i punti vendita americani), il saldo nel primo quadrimestre chiude a -7,2% nei volumi di vino italiano con una contestuale crescita dei prezzi al consumo, in rialzo, del 4,3% nonostante gli “sconti” (oltre il 10% nel 2026) effettuati dalle cantine italiane per alleggerire il peso dei dazi al consumo. Tra le tipologie, il quadro difficile risparmia comunque il Prosecco (+2,3%) e molti vini, sia bianchi che rossi, compresi nei segmenti di fascia alta (super e ultra-premium) richiesti in particolare nell’horeca.