La mancata collaborazione tra industria e distribuzione porta a costi nascosti che valgono fino al 20% del totale. La soluzione passa da standard condivisi e integrazione digitale della filiera, come è emerso nel recente workshop di GS1 Italy.
L’Italia è lunga e stretta, si sa. Ed è anche un territorio con pochi grandi centri urbani e migliaia di piccoli comuni, talvolta localizzati in aree montane e collinari non semplici da raggiungere. Se aggiungiamo il fatto che la distribuzione moderna è a sua volta frammentata, è evidente che per la logistica le sfide non manchino.
Proprio per fare il punto su come rendere più efficiente la relazione industria-distribuzione, il 28 maggio si è svolta a Milano la presentazione della ricerca GS1 Italy ‘I costi nascosti della filiera’. A tema ci sono appunto i costi ‘extra’, quelli che non dovrebbero nemmeno esserci, al di là della possibile ottimizzazione dei costi necessari. Una quota dei costi complessivi deriva infatti da inefficienze operative e relazionali che potrebbero essere ridotte attraverso una maggiore collaborazione tra produttori e distribuzione.
Frutto di un lavoro congiunto del Politecnico di Milano, della Liuc Università Cattaneo e 48 aziende del settore, l’analisi è stata realizzata per comprendere quanto le criticità e le inefficienze logistiche pesino concretamente sulla relazione tra produttori e Gdo e sull’operatività delle aziende in termini di margini, produttività e qualità del servizio.
L’indagine si concentra sul processo ‘Order-to-Delivery’, cioè l’insieme delle attività che vanno dall’emissione dell’ordine da parte della Gdo fino alla consegna e al ricevimento della merce presso il centro distributivo. In questo percorso vengono analizzati sia il ‘Cost-to-Serve’, sostenuto dal produttore per preparare e consegnare l’ordine, sia il ‘Cost-to-Receive’, sostenuto dalla distribuzione per riceverlo, controllarlo e gestirlo. L’analisi consente di isolare la quota di costi direttamente collegata alle inefficienze relazionali, distinguendola dai costi logistici ordinari.
Nel corso dell’evento è stato rilevato che gli extra-costi valgono circa 200 milioni di euro, “e quasi sicuramente si tratta di una stima per difetto“, ha sottolineato il professor Fabrizio Dallari, direttore centro logistica e supply chain della Liuc.
Nel comparto del fresco gli extra-costi rappresentano in media il 15% dei costi logistici totali, mentre nel secco l’incidenza si avvicina al 20%, ma esistono casi in cui gli extra costi risultano più che doppi rispetto ai valori medi del campione analizzato.
Durante il workshop sono state illustrate diverse case history sia dell’industria che della distribuzione: Despar Nord (Aspiag Service), Coop Italia, Coop Consorzio Nord Ovest, Gruppo Veronesi, Heineken Italia e Mondelēz Italia.
Dal punto di vista dei produttori, le principali fonti di inefficienza derivano dai respingimenti delle consegne causati da errori di riordino della Gdo, dalle attese dei trasportatori presso i centri distributivi, dal reintegro dei pallet scartati in ingresso, dalle modifiche agli ordini già emessi e dal mancato rispetto dei tempi concordati per la trasmissione degli ordini. A questi si aggiungono attività straordinarie come la ri-pallettizzazione della merce o la preparazione di unità di carico personalizzate, che aumentano significativamente il costo della consegna.
Lato distribuzione, emergono altre criticità: le consegne in ritardo, sia rispetto alla data sia rispetto all’orario concordato, costringono i Cedi a riorganizzare le attività di ricevimento e a mantenere livelli più elevati di scorte di sicurezza. Ulteriori costi derivano dalle non conformità riscontrate all’arrivo della merce, dalla necessità di inserire manualmente dati non disponibili in formato digitale, dalla gestione fisica dei resi e dalle attività amministrative necessarie per risolvere le discrepanze tra quanto ordinato e quanto effettivamente consegnato.
Per rendere più efficiente la filiera, si legge nella ricerca, è necessario un approccio fondato sulla misurazione degli extracosti e improntato alla collaborazione. Così da individuare con precisione le aree di inefficienza e costruire relazioni più fluide tra industria e distribuzione.