Roma – Nonostante un quadro complessivo ancora positivo per l’export italiano verso gli Stati Uniti, l’impatto dei dazi continua a farsi sentire su una parte rilevante del sistema produttivo. Come sottolinea La Repubblica Affari & Finanza, nei primi 11 mesi del 2025 le esportazioni negli Usa sono cresciute del 7,9%, superando già a ottobre i 58,5 miliardi di euro. Un risultato che, tuttavia, nasconde forti differenze tra settori.
Secondo uno studio della Banca d’Italia, circa il 20% delle imprese ha segnalato infatti un calo delle vendite legato alle tariffe doganali nei primi tre trimestri dell’anno, mentre un ulteriore 25% prevede flessioni nell’ultima parte del 2025. A novembre l’export ha registrato una contrazione annua del 3%, un dato che, pur da leggere con cautela, riflette le difficoltà di alcuni comparti chiave.
Tra i comparti più penalizzati figurano i macchinari, che nei primi 10 mesi dell’anno segnano un calo del 4,3%, insieme a metalli e autoveicoli. Anche l’agroalimentare mostra segnali di rallentamento: i prodotti agricoli registrano una flessione del 2,6%, con dinamiche particolarmente complesse per vino, olio e pasta. Il settore vitivinicolo, in particolare, risente dell’incertezza sui dazi e di una seconda parte dell’anno fortemente condizionata dai dazi, dopo una fase iniziale sostenuta dall’accumulo di scorte. Nel complesso, sottolinea il quotidiano, l’agroalimentare ha visto un primo impatto negativo significativo, poi parzialmente riassorbito nel corso dell’anno.
In prospettiva, come sottolinea La Repubblica Affari & Finanza, le imprese italiane puntano su una doppia strategia: da un lato la diversificazione dei mercati di sbocco, con una maggiore attenzione ai Paesi extra-Ue ad alto potenziale, dall’altro una possibile riorganizzazione delle catene produttive, inclusa la rilocalizzazione di alcune fasi negli Stati Uniti per ridurre l’impatto delle barriere tariffarie.