Maxi-bottiglie discutibili, ministri sfuggenti, moquette ritrovate e un universo mondo di aziende grandi e piccole che stringe i denti e guarda avanti. Il nostro pagellone della 58esima edizione della fiera veronese (12-15 aprile).
La 58esima edizione di Vinitaly conferma la centralità dell’evento per il mondo del vino italiano, pur con presenze in lieve calo rispetto allo scorso anno. Tra un’organizzazione visibilmente migliorata, un buon afflusso di buyer internazionali e un mondo politico pressoché onnipresente, ecco cosa ha funzionato e cosa no a Verona. Intanto, le nuove date sono già stata fissate: la 59esima edizione di Vinitaly si terrà dall’11 al 14 aprile 2027.
L’EVENTO

4mila aziende in un quartiere fieristico al completo e 90mila presenze complessive (erano 97mila lo scorso anno), di cui il 26% da 135 nazioni (cinque in più rispetto al 2025). È questo il bilancio della 58esima edizione di Vinitaly. Pressoché all’unanimità, le cantine hanno notato un’affluenza un po’ più contenuta – che infatti si riflette nei numeri finali – anche se nessuno su è detto poco soddisfatto rispetto alla qualità degli incontri. A esprimere soddisfazione per la buona riuscita dell’evento è lo stesso presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, per cui “il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee”. E su questo non potremmo essere più d’accordo.
Voto: 8
I VISITATORI
La classifica delle presenze estere, comunica la fiera, è guidata da Germania, Nord America (Usa e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi, Polonia e Austria. Bene anche alcuni emergenti – Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche Serbia e Singapore – e le delegazioni dall’Africa. Numerosa la presenza di buyer dall’Ucraina. “L’internazionalizzazione è una direttrice strategica su cui continueremo a investire: siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile”, fa sapere Gianni Bruno, direttore generale vicario di Veronafiere. E gli italiani? I buyer di Gd e Do non sono mancati, a detta degli espositori. Nutrita anche la partecipazione all’evento dedicato al vino in Gdo di lunedì 13 aprile. Segno che forse i tempi sono finalmente maturi per il superamento delle barriere che separano la Gdo e l’Horeca, per una maggiore chiarezza verso il consumatore finale. “I consumatori che fanno la spesa sono gli stessi che poi escono a cena e consumano vino al ristorante”, ha rimarcato Lorenzo Cafissi, Beverage Director Princes Retail (Gs-Carrefour).
Voto: 8
LA MAXI BOTTIGLIA

Come non parlare della Bottiglia con la B maiuscola, quella che accoglieva visitatori ed espositori all’ingresso. All’interno erano rappresentati 22 vitigni italiani, raccontati attraverso essenze poste sotto campane di vetro. Sicuramente il Bottiglione non è passato inosservato, anche se i commenti sul web sono stati per lo più ironici, tanto da farle guadagnare il titolo di peggior ‘cringiata’ di questo Vinitaly. “Una bottiglia? Io pensavo fosse un salame…” è stato il commento di una collega.
Voto: 4
PULIZIA E PAVIMENTI

Poche cose danno soddisfazione quanto vedere che il destinatario di una critica recepisce il suggerimento e corregge il tiro. Quindi ci piace pensare che parte del merito di certe migliorie apportate quest’anno sia anche nostro. Il primo, la moquette. Lo so, è un po’ un nostro chiodo fisso: a ogni fiera documentiamo quanto la sua presenza o assenza possa fare la differenza. Quest’anno, la moquette è tornata in tutti i padiglioni, e i risultati si vedono. Il secondo esempio è legato alla pulizia. Scrivevamo l’anno scorso: “La pulizia resta un tasto dolente per Vinitaly. Ancor più evidente nei giorni di maggiore affluenza, leggi il lunedì. Purtroppo, da metà giornata in poi il livello di pulizia delle aree comuni ha lasciato a desiderare”. Quest’anno possiamo dire che il livello di pulizia, nonostante le migliaia di persone di passaggio, è stato all’altezza delle aspettative. Sempre puliti anche i bagni, con un forte dispiegamento di inservienti. Bene così.
Voto: 9

LA POLITICA E LA DANZA
Come da tradizione, Vinitaly si è rivelata anche quest’anno la fiera più frequentata dalla politica. A cominciare dalla premier Giorgia Meloni, dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, del presidente della Camera Lorenzo Fontana, dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dal ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi (prima uscita ufficiale), dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, eccetera eccetera. Tra grandi e piccole dimostrazioni di sostegno al comparto, c’è però un fatto troppo gustoso per non raccontarlo e che è ‘rimbalzato’ in lungo e in largo sui social negli scorsi giorni. Parlo della fuga in massa dei ministri durante un’esibizione di danza, documentata su Instagram dai ‘The Journalai’ (clicca qui). Il primo a rompere le righe è Lollobrigida, seguito a ruota da tutti gli altri. Un atto che svilisce non solo il valore culturale di queste rappresentazioni, ma anche e soprattutto la dignità dei ragazzi che non hanno potuto terminare la loro esibizione.
Voto: 4
Photo credits: EnneviFoto