Teseo by Clal: nei primi mesi dell’anno soffre il bovino (-7,6% in volume), bene il prosciutto crudo (+2%)

2026-06-08T11:27:59+02:008 Giugno 2026 - 11:14|Categorie: Carni, in evidenza, Salumi|Tag: , |

Sermide (Mn) – Secondo una recente analisi di Teseo by Clal, i consumi di carni e salumi premiano le categorie più accessibili o quelle caratterizzate da un alto valore percepito, mentre soffrono i segmenti più esposti alla pressione inflattiva: assistiamo così a una riallocazione della domanda di carne verso proteine più accessibili sul piano economico.

Nel periodo gennaio-aprile, il suino consolida la leadership grazie a prezzi medi in lieve calo (-0,6%), registrando un +8,9% nei volumi (+7,7% nel solo mese di aprile). La carne bovina, invece, resta penalizzata da listini elevati (+14,5% i prezzi medi), che limitano la capacità di recupero: i volumi segnano un -7,6% sia nel cumulato (gennaio-aprile) sia ad aprile.

Positivo il comparto avicunicolo: +2,1% nel cumulato e +4% ad aprile, a fronte di prezzi medi in aumento del 4,4%.

Il confronto con il 2019 (pre-pandemia) conferma una tendenza strutturale: il bovino, penalizzato da rincari più marcati, perde terreno, mentre avicolo e suino continuano a crescere grazie a una migliore accessibilità economica.

Nel comparto salumi emerge una polarizzazione dei consumi. Il prosciutto crudo si conferma il segmento più resiliente (+2% nei volumi da gennaio ad aprile), sostenuto soprattutto dal Non-Dop. In calo invece gli altri comparti: prosciutto cotto (-5,2%), mortadella (-4,9%), pancetta a cubetti (-3,6%) e salame (-1,8%), che risentono di una domanda più selettiva e sensibile al prezzo.

“Lo scenario retail di questo primo scorcio di 2026”, sottolinea il sito, “evidenzia come la pressione sui budget familiari non stia azzerando i consumi proteici, ma ne stia guidando una profonda e selettiva riallocazione. La sfida per la filiera si gioca in questa fase sulla capacità di intercettare un consumatore particolarmente sensibile al fattore prezzo, ma per nulla disposto a rinunciare al valore d’uso e alla qualità percepita del prodotto”.

(FR)

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