Utrecht (Olanda) – Il mercato internazionale delle carni bovine sta attraversando una fase caratterizzata da prezzi elevati, domanda sostenuta e disponibilità limitata di prodotto. A evidenziarlo è un’analisi riportata da EuroMeatNews sulla base delle valutazioni di Rabobank, secondo cui il comparto sta beneficiando di una combinazione di esportazioni record e riduzione della produzione globale.
A guidare la crescita degli scambi è il Brasile, primo esportatore mondiale, che nei primi cinque mesi del 2026 ha esportato 1,22 milioni di tonnellate di carne bovina, in aumento del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso periodo il prezzo medio all’export è cresciuto del 21%, raggiungendo circa 6.600 dollari a tonnellata.
Performance positive anche per l’Australia, secondo esportatore globale, che ha registrato spedizioni in aumento del 16% a 658mila tonnellate, mentre l’Argentina ha incrementato del 10% i volumi esportati nei primi quattro mesi dell’anno, beneficiando di un aumento del 45% degli introiti valutari grazie al forte rialzo dei prezzi internazionali.
Sul fronte della domanda, continua a crescere il ruolo della Cina, principale importatore mondiale, che tra gennaio e aprile ha acquistato 1,07 milioni di tonnellate di carne bovina (+21%). Anche gli Stati Uniti hanno aumentato gli acquisti dall’estero, con importazioni in crescita del 13,4% nei primi cinque mesi dell’anno.
Diversa la situazione dell’Unione europea, dove le importazioni sono aumentate del 25% nei primi quattro mesi del 2026, mentre le esportazioni sono diminuite dell’8%. Secondo gli analisti, il mercato europeo potrebbe subire ulteriori cambiamenti qualora venisse confermata la sospensione delle importazioni di carne bovina brasiliana prevista da settembre per questioni legate all’utilizzo di antibiotici. In tal caso si libererebbe uno spazio commerciale stimato in circa 85mila tonnellate annue, che potrebbe essere intercettato da fornitori alternativi come Argentina, Regno Unito e Uruguay. Secondo Rabobank, non tutti i Paesi esportatori saranno però in grado di approfittare dell’attuale fase positiva, a causa della limitata disponibilità di materia prima. Una situazione che potrebbe continuare a sostenere le quotazioni internazionali nei prossimi mesi.
(SP)