Londra (UK) – Le esportazioni britanniche di prodotti alimentari e bevande hanno registrato un calo dell’8,9% a volume su base annua nel primo trimestre del 2026, scendendo al livello più basso degli ultimi 10 anni, escluso il picco della pandemia di Covid-19, secondo quanto dichiarato dalla Food and Drink Federation (FDF), che rappresenta oltre 12mila aziende. L’associazione ha affermato che i produttori britannici stanno perdendo terreno rispetto ai concorrenti globali e ha esortato il governo a dare priorità alla creazione di un contesto imprenditoriale competitivo e ad aiutare le aziende a trarre vantaggio dagli accordi commerciali globali.
In termini di valore, le esportazioni di prodotti alimentari e bevande nel primo trimestre sono diminuite del 4,8% su base annua, attestandosi a 5,7 miliardi di sterline (7,5 miliardi di dollari). Le importazioni sono aumentate del 2,6%, raggiungendo i 16,3 miliardi di sterline. Le esportazioni verso l’Ue sono diminuite del 6,9% a volume, riflettendo i costi aggiuntivi e la maggiore complessità degli scambi commerciali a seguito della Brexit. Ben più pesante il bilancio per quanto riguarda il mercato americano: le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 27,9% a valore, evidenziando l’impatto dei dazi aggiuntivi imposti dall’amministrazione Usa nel 2025. Le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate dell’11,5% a valore.
La FDF ha avvertito che le sospensioni tariffarie proposte dal governo britannico sui dazi doganali imposti a prodotti come cioccolato, biscotti e marmellate “rischiano di peggiorare una situazione già difficile”. Ha sottolineato che i costi di produzione di alimenti e bevande nel Regno Unito, dall’energia all’occupazione, sono più elevati rispetto alle economie concorrenti, mentre l’aumento della regolamentazione va ad aggravare ulteriormente la situazione.