Cala la produzione suinicola in Danimarca. L’analisi di Teseo by Clal

2026-06-15T12:18:02+02:0015 Giugno 2026 - 12:18|Categorie: Carni, in evidenza, Salumi|Tag: , |

Sermide (Mn) – La Danimarca resta un punto di riferimento per la suinicoltura europea e per il mercato italiano dei ristalli. Nel 2025 l’Italia ha importato circa 927 mila suinetti sotto i 50 kg, di cui oltre 550 mila provenienti dalla Danimarca, confermandola come principale fornitore estero, riporta il sito Teseo by Clal.

Tuttavia, il settore danese sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione. Il patrimonio suinicolo è sceso da 13,39 milioni di capi nel 2020 a 11,58 milioni nel 2024. Alla base del calo vi sono normative ambientali sempre più severe, costi di adeguamento elevati e margini economici ridotti, che stanno inducendo molti allevatori a diminuire il numero di scrofe o a uscire dal comparto.

La riduzione della produzione danese comporta effetti contrastanti. Da un lato diminuisce la pressione dell’offerta sul mercato europeo, contribuendo a sostenere i prezzi nel medio periodo; dall’altro aumenta la competizione tra i grandi macelli per assicurarsi gli animali disponibili.

L’impatto più immediato riguarda però i ristalli. Il prezzo del suinetto danese da 25 kg è sceso a 47,10 euro per capo, con una flessione del 38,9% rispetto all’anno precedente. Il calo riflette le difficoltà degli ingrassatori del Nord Europa, in particolare tedeschi, penalizzati da margini limitati e incertezze normative. Per gli allevatori italiani ciò si traduce in un alleggerimento dei costi di acquisto degli animali da ingrasso.

A influenzare ulteriormente il mercato è la Cina. L’indagine antidumping sulle importazioni di carne suina europea ha ridotto le prospettive commerciali dei principali esportatori danesi, spingendo parte dei volumi destinati all’Asia verso il mercato europeo. Questo aumenta la disponibilità di carne fresca e la concorrenza sui prezzi.

Per gli allevatori italiani la strategia resta chiara: rafforzare la biosicurezza aziendale, fondamentale per prevenire rischi sanitari come la Psa, e valorizzare il suino pesante, vero elemento distintivo rispetto alle produzioni estere.

Torna in cima